Ape sociale: domande entro il 30 novembre 2018. Cosa fare

Nuovo giro di boa per l’APE agevolata o sociale. Il 30 novembre 2018 scade, infatti, il termine per la presentazione delle domande di verifica dei requisiti per accedere alla prestazione. Sono tenuti all’adempimento i soggetti che maturano i requisiti per l’APE sociale entro il 2018 Il 30 novembre 2018 scade il termine per la presentazione delle istanze di verifica dei requisiti per accedere all’APE agevolata o sociale. La scadenza interessa coloro che maturano tutti i requisiti entro il 2018. Uguale termine è previsto anche per i lavoratori precoci.

Iter di richiesta
Possono presentare domanda coloro che non erano in possesso dei requisiti oggettivi richiesti dalla legge o non sono riusciti a produrre la documentazione necessaria entro le precedenti scadenze che erano fissate al 31 marzo e al 15 luglio (per i lavoratori precoci era invece fissata al 1° marzo). L’Ente previdenziale dovrà fornire risposta entro il 31 dicembre. La domanda va presentata tramite patronato o direttamente dall’interessato attraverso il portale web dell’INPS, se in possesso delle credenziali di accesso (codice Pin dispositivo, carta nazionale dei servizi o identità unica digitale Spid di secondo livello). Va ricordato come le domande sono prese in considerazione solo se all’esito del monitoraggio dello “scaglione“ precedente residuano le risorse finanziarie necessarie.

La possibile risposta potrà essere di accoglimento senza alcuno slittamento della prima decorrenza utile (in caso di capienza delle risorse), di accoglimento con slittamento della decorrenza (in caso di insufficienza delle risorse), di rigetto per mancanza dei requisiti. Una volta certificati i requisiti, gli interessati potranno inviare la domanda di Ape sociale sempre tramite gli stessi canali utilizzati in precedenza.

Cosa è l’APE sociale
L’APE sociale è un’indennità a carico dello Stato erogata dall’INPS a soggetti in determinate condizioni previste dalla legge che abbiano compiuto almeno 63 anni di età e che non siano già titolari di pensione diretta in Italia o all’estero. L’indennità è corrisposta, a domanda, per 12 mensilità all’anno fino al raggiungimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia, ovvero fino al  conseguimento della pensione anticipata o di un trattamento conseguito anticipatamente rispetto all’età per la vecchiaia. L’indennità è pari all’importo della rata mensile di pensione calcolata al momento dell’accesso alla prestazione (se inferiore a 1.500 euro) o pari a 1.500 euro (se la pensione è pari o maggiore di detto importo).

Per accedere alla prestazione il lavoratore deve inoltre cessare qualsiasi attività lavorativa sia dipendente che autonoma fermo restando la possibilità di cumulare l’indennità con piccoli redditi
da lavoro dipendente o parasubordinato nei limiti di 8.000 euro annui (4.800 euro nel caso di lavoro autonomo). L’importo dell’indennità non è rivalutato, né integrato al trattamento minimo. Nel caso di soggetto con contribuzione versata o accreditata a qualsiasi titolo presso più gestioni, tra quelle interessate dall’Ape sociale, il calcolo della rata mensile di pensione è effettuato pro quota per ciascuna gestione in rapporto ai rispettivi periodi di iscrizione maturati, secondo le regole di calcolo previste da ciascun ordinamento e sulla base delle rispettive retribuzioni di riferimento. Durante il godimento dell’indennità non spetta contribuzione figurativa. Il trattamento di APE sociale cessa in caso di decesso del titolare e non è reversibile ai superstiti. Ai beneficiari non spettano gli assegni al nucleo familiare.

Beneficiari
Nella normativa originaria si prevedeva come categorie beneficiarie dell’APE sociale i lavoratori, dipendenti pubblici e privati, autonomi e ai lavoratori iscritti alla Gestione separata che rientrino in una delle quattro categorie individuate dalla normativa, vale a dire disoccupati che da almeno tre mesi abbiano esaurito la prestazione per disoccupazione loro spettante, lavoratori che assistono da almeno sei mesi il coniuge o un parente di primo grado con disabilità grave, lavoratori affetti da riduzione della capacità lavorativa almeno pari al 74 per cento, lavoratori che da almeno sei degli ultimi sette anni di lavoro, svolgono in maniera continuativa le professioni difficoltose e rischiose elencate in un apposito allegato.

Agli appartenenti alle prime tre categorie è richiesta anche un’anzianità contributiva minima di 30 anni, che sale a 36 per la quarta. La Legge di Bilancio 2018 ha introdotto come novità per le donne con figli, una riduzione del requisito contributivo minimo (dei 30/36 anni) richiesto per l’accesso al beneficio, nella misura di 12 mesi per ciascun figlio, per un massimo di 24 mesi. Si estende poi la platea dei destinatari ricomprendendo anche coloro che siano in stato di disoccupazione a seguito di scadenza del termine del rapporto di lavoro a tempo determinato, a condizione che abbiano avuto, nei 36 mesi precedenti la cessazione del rapporto, periodi di lavoro dipendente per almeno 18 mesi, che possono anche non essere continuativi e abbiano concluso, da almeno 3 mesi, di godere della prestazione di disoccupazione loro spettante. Sono state anche ampliate le categorie dei soggetti che assistono e convivono con disabili affetti da handicap grave.

Per la platea dei lavoratori “gravosi” sono passate poi da 11 a 15 le professioni, specificate al decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali n. 367 del 5 febbraio 2018, emesso di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze. Possibile proroga nella Manovra finanziaria Va poi ricordato come si tratta di una misura sperimentale in vigore dal 1° maggio 2017 al 31 dicembre 2018, intesa ad accompagnare verso l’età pensionabile soggetti in determinate condizioni ed è soggetta a limiti di spesa. Pur non essendo ancora definito il “pacchetto previdenza” che verrà disciplinato in un provvedimento collegato al disegno di legge di bilancio 2019 che istituisce per il momento unicamente il “Fondo per la revisione del sistema pensionistico attraverso l’introduzione di ulteriori forme di pensionamento anticipato e di misure per incentivare l’assunzione dei lavoratori giovani” (dotato di risorse per 6,7 miliardi nel 2019 e per 7 miliardi a partire dal 2020) appare molto verosimile, a dispetto di quello che sembrava il proposito originario, la proroga dell’APE sociale.

Tale prospettiva appare tra l’altro fortemente auspicata dalle organizzazioni sindacali. Va ricordato come il Fondo APE Sociale è stato previsto nella legge di Bilancio 2018 che recita come ai fini del concorso al finanziamento dell’eventuale estensione del beneficio a nuovi accessi con decorrenza successiva al 31 dicembre 2018 da disciplinare con specifico e successivo intervento legislativo, è istituito, nell’ambito dello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, il Fondo Ape sociale con una dotazione di 12,2 milioni di euro per l’anno 2019, di 7,5 milioni di euro per l’anno 2020, di 10,5 milioni di euro per l’anno 2021, di 3,6 milioni di euro per l’anno 2022, di 5,3 milioni di euro per l’anno 2023 e di 2,4 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2024. In tale Fondo confluiscono le eventuali risorse che emergono, a seguito dell’attività di monitoraggio degli oneri conseguenti al beneficio con riferimento all’autorizzazione di spesa relativa in termini di economie certificate e prospettiche aventi carattere pluriennale rispetto agli oneri.

Fonte: Lavorofisco.it

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