Autoliquidazione imposta di successione 2026: come funziona e come calcolarla

Successioni - 3 Ago 2026

Pubblicato il 3 agosto 2026

ℹ️ In breve: per le successioni aperte dal 1° gennaio 2025, l’imposta principale non viene più calcolata preventivamente dall’Agenzia delle Entrate. Il contribuente deve autoliquidarla e versarla entro 90 giorni dal termine previsto per presentare la dichiarazione. L’Agenzia controlla il calcolo successivamente.

L’autoliquidazione dell’imposta di successione 2026 trasferisce sull’erede o sugli altri soggetti obbligati una responsabilità che, nel sistema precedente, spettava in prima battuta all’Agenzia delle Entrate. Dopo aver determinato il patrimonio netto attribuito a ciascun beneficiario, il contribuente deve applicare la franchigia e l’aliquota corrette, calcolare l’imposta e provvedere al pagamento. La riforma è stata introdotta dal D.Lgs. 18 settembre 2024, n. 139 e illustrata dall’Agenzia delle Entrate nella circolare n. 3/E del 16 aprile 2025.

Autoliquidazione imposta di successione 2026: cosa significa

Per le successioni aperte dal 1° gennaio 2025, i soggetti obbligati devono calcolare direttamente l’imposta sulla base dei dati inseriti nella dichiarazione.

Il nuovo procedimento può essere sintetizzato in cinque passaggi:

  1. si determina l’attivo ereditario, formato dai beni e dai diritti trasferiti;
  2. si sottraggono le passività ammesse e documentate;
  3. si individua la quota netta attribuita a ciascun erede o legatario;
  4. si applicano la franchigia e l’aliquota relative al rapporto con il defunto;
  5. si versa l’imposta tramite modello F24 entro il termine previsto.

L’Agenzia delle Entrate non scompare dal procedimento. Il controllo viene però effettuato dopo l’autoliquidazione: l’ufficio può correggere errori materiali o di calcolo e, se risulta una maggiore imposta, notificare un avviso di liquidazione.

Attenzione: autoliquidare non significa versare tutte le imposte con la stessa scadenza. L’imposta principale di successione segue il termine dei 90 giorni, mentre le imposte ipotecarie, catastali, di bollo e le tasse per i servizi ipotecari collegate agli immobili seguono le regole previste per la presentazione della dichiarazione.

Da quando si applica l’autoliquidazione della successione

Il nuovo sistema si applica alle successioni aperte a partire dal 1° gennaio 2025.

La data decisiva è quella di apertura della successione, che coincide normalmente con il giorno del decesso:

  • decesso avvenuto entro il 31 dicembre 2024: si applica il precedente sistema di liquidazione;
  • decesso avvenuto dal 1° gennaio 2025: si applica l’autoliquidazione;
  • dichiarazione presentata nel 2026 per un decesso del 2024: resta applicabile il precedente regime, perché conta la data di apertura della successione.

Non bisogna quindi utilizzare l’anno di presentazione della dichiarazione come unico criterio.

Vecchio sistema e autoliquidazione: cosa cambia

Confronto tra liquidazione d’ufficio e autoliquidazione
Aspetto Successioni aperte prima del 2025 Successioni aperte dal 2025
Calcolo dell’imposta principale Effettuato dall’Agenzia sulla base della dichiarazione Effettuato dal contribuente
Momento del pagamento Dopo la notifica dell’avviso di liquidazione Entro 90 giorni dal termine della dichiarazione
Controllo dell’Agenzia Precede la richiesta dell’imposta principale Avviene dopo il calcolo e il versamento
Rateazione Regolata dalla disciplina applicabile all’imposta liquidata dall’ufficio Opzione comunicata nella dichiarazione, con anticipo minimo del 20%
Responsabilità dei dati Il dichiarante resta responsabile di beni, passività, quote e informazioni trasmesse Il dichiarante è responsabile anche del calcolo dell’imposta autoliquidata

Aliquote e franchigie dell’imposta di successione 2026

La riforma dell’autoliquidazione non ha modificato le principali aliquote e franchigie, che dipendono dal rapporto tra il beneficiario e il defunto.

Imposta di successione: aliquote e franchigie
Beneficiario Franchigia individuale Aliquota
Coniuge e parenti in linea retta 1.000.000 euro per beneficiario 4% sull’eccedenza
Fratelli e sorelle 100.000 euro per beneficiario 6% sull’eccedenza
Altri parenti fino al quarto grado Nessuna 6%
Affini in linea retta e affini in linea collaterale fino al terzo grado Nessuna 6%
Altri soggetti Nessuna 8%
Beneficiario con disabilità grave 1.500.000 euro Aliquota prevista dal rapporto di parentela sull’eccedenza

La franchigia si applica alla quota netta ricevuta da ciascun beneficiario, non all’intero patrimonio in modo indistinto.

Se, per esempio, due figli ricevono 800.000 euro ciascuno, entrambi restano sotto la propria franchigia individuale di un milione di euro e non devono pagare l’imposta principale di successione su quelle quote.

Come si calcola l’autoliquidazione dell’imposta di successione

Il calcolo deve essere effettuato separatamente per ciascun beneficiario.

La sequenza generale è:

Quota netta ricevuta − franchigia personale = base imponibile del beneficiario

Base imponibile × aliquota = imposta di successione dovuta

Per arrivare alla quota netta occorre prima determinare correttamente:

  • immobili e diritti reali immobiliari;
  • conti correnti e depositi;
  • azioni, obbligazioni e altri strumenti finanziari;
  • aziende e partecipazioni societarie;
  • crediti del defunto;
  • altri beni compresi nell’attivo;
  • debiti e passività fiscalmente deducibili;
  • quote attribuite a eredi e legatari.

Non tutti i beni ricevono lo stesso trattamento. Titoli di Stato, determinate polizze vita, beni culturali sottoposti a tutela e trasferimenti di aziende o partecipazioni che rispettano specifiche condizioni possono beneficiare di esclusioni o esenzioni.

Per le partecipazioni è disponibile l’approfondimento CAF Informa sull’imposta di successione delle quote societarie e sulle condizioni di esenzione.

Come si determina il valore degli immobili ereditati

Per gli immobili iscritti in catasto, il valore fiscale può essere determinato partendo dalla rendita catastale, rivalutata del 5%, e applicando il coefficiente previsto per la relativa categoria.

Non bisogna confondere:

  • la rendita catastale, normalmente espressa in centinaia o migliaia di euro;
  • il valore catastale risultante dopo rivalutazione e moltiplicazione;
  • il valore commerciale dell’immobile.

Per un’abitazione ordinaria alla quale non si applica l’agevolazione prima casa, un esempio frequente è:

Rendita catastale × 1,05 × 120

Il coefficiente può cambiare in base alla categoria catastale e all’eventuale applicazione dell’agevolazione prima casa. Prima di inserire il valore nella dichiarazione è quindi necessario verificare categoria, rendita e condizioni dell’erede.

La guida CAF Informa sulle tasse di successione applicabili agli immobili approfondisce valore catastale, imposte ipotecarie e catastali e agevolazione prima casa.

Esempio pratico di calcolo dell’imposta di successione

Un figlio unico eredita dalla madre:

  • un’abitazione senza agevolazione prima casa, con rendita catastale di 1.000 euro;
  • un conto corrente con saldo di 950.000 euro;
  • nessun altro bene e nessun debito deducibile.

Passo 1: calcolo del valore catastale

La rendita viene rivalutata del 5% e moltiplicata per 120:

1.000 × 1,05 × 120 = 126.000 euro

Passo 2: determinazione della quota ereditaria

Il valore dell’immobile viene sommato al conto corrente:

126.000 + 950.000 = 1.076.000 euro

Passo 3: applicazione della franchigia

Al figlio spetta una franchigia di un milione di euro:

1.076.000 − 1.000.000 = 76.000 euro

Passo 4: applicazione dell’aliquota

Sull’eccedenza si applica l’aliquota del 4%:

76.000 × 4% = 3.040 euro

L’imposta principale di successione ammonta quindi a 3.040 euro.

A questa possono aggiungersi le imposte e le tasse relative all’immobile, che devono essere calcolate separatamente. La franchigia di un milione di euro azzera infatti, quando sufficiente, l’imposta di successione, ma non elimina automaticamente gli altri tributi collegati alla voltura e alla trascrizione immobiliare.

Quando si paga l’imposta di successione autoliquidata

La dichiarazione deve essere presentata, salvo esonero, entro 12 mesi dalla data di apertura della successione. La dichiarazione e la domanda di voltura possono essere compilate attraverso il servizio Successioni web dell’Agenzia delle Entrate oppure trasmesse da un intermediario abilitato.

L’imposta autoliquidata deve essere pagata entro:

90 giorni dal termine ordinario previsto per la presentazione della dichiarazione.

Il termine non decorre necessariamente dalla data effettiva dell’invio.

Esempio sulla scadenza

Il decesso avviene il 10 febbraio 2026.

  • Termine per la dichiarazione: 10 febbraio 2027.
  • Termine per l’imposta autoliquidata: 90 giorni dopo il 10 febbraio 2027.

Se la dichiarazione viene trasmessa anticipatamente, per esempio a settembre 2026, il contribuente non perde il termine collegato alla scadenza ordinaria della dichiarazione. Può pagare prima, ma non è obbligato a farlo contestualmente all’invio.

Come pagare con il modello F24

L’imposta principale autoliquidata si versa tramite modello F24 utilizzando il codice:

1539 — Successioni: imposta sulle successioni, autoliquidazione

Il codice è consultabile nel motore ufficiale dei codici tributo dell’Agenzia delle Entrate.

In caso di pagamento rateale, gli interessi dovuti sul residuo vengono versati utilizzando il codice tributo previsto per gli interessi della rateazione.

La compilazione deve essere coerente con:

  • numero della rata;
  • numero complessivo delle rate;
  • anno di riferimento;
  • codice fiscale del soggetto obbligato;
  • dati della dichiarazione.

Un errore nel codice, nella rateazione o nell’anno può impedire la corretta associazione del pagamento alla successione.

Rateizzazione dell’imposta di successione 2026

L’imposta autoliquidata può essere rateizzata se l’importo non è inferiore a 1.000 euro.

La scelta deve essere comunicata nella dichiarazione di successione.

Il contribuente deve versare:

  • almeno il 20% dell’imposta entro il termine dei 90 giorni;
  • il residuo in otto rate trimestrali;
  • per importi superiori a 20.000 euro, il residuo può essere suddiviso fino a un massimo di dodici rate trimestrali.

Sulle somme dilazionate sono dovuti gli interessi, calcolati dal giorno successivo al pagamento iniziale del 20%. Le rate successive scadono l’ultimo giorno di ciascun trimestre.

Rateazione dell’imposta autoliquidata
Importo Pagamento iniziale Rate successive
Inferiore a 1.000 euro Intero importo Rateazione non ammessa
Da 1.000 a 20.000 euro Almeno il 20% Residuo in otto rate trimestrali
Superiore a 20.000 euro Almeno il 20% Residuo fino a dodici rate trimestrali

La rateazione non è automatica: deve essere indicata correttamente nella dichiarazione e il versamento iniziale deve rispettare importo e scadenza. Prima di scegliere il piano va verificata anche la sostenibilità delle rate trimestrali e degli interessi.

Cosa controlla l’Agenzia delle Entrate

Dopo la presentazione, l’Agenzia controlla l’autoliquidazione e può correggere:

  • errori materiali e di calcolo;
  • aliquote o franchigie applicate in modo errato;
  • passività non ammesse o non documentate;
  • riduzioni e detrazioni non spettanti;
  • incongruenze tra i beni dichiarati e la documentazione disponibile.

Se dal controllo emerge una maggiore imposta, l’ufficio notifica un avviso di liquidazione entro due anni dalla presentazione della dichiarazione.

L’atto contiene:

  • le correzioni effettuate;
  • la maggiore imposta da versare;
  • gli interessi;
  • la sanzione applicabile;
  • il termine di 60 giorni per il pagamento.

Se il contribuente paga entro il termine indicato nell’avviso emesso a seguito del controllo dell’autoliquidazione, la sanzione prevista per l’insufficiente versamento è ridotta secondo quanto stabilito dalla legge.

Questo controllo non deve essere confuso con la rettifica di una dichiarazione incompleta o infedele, che può riguardare beni omessi, valori non corretti o passività inesistenti e segue una disciplina specifica.

Errore nel calcolo: quando valutare il ravvedimento

Se il contribuente si accorge autonomamente di aver versato meno del dovuto, può essere possibile regolarizzare la violazione attraverso il ravvedimento operoso, versando:

  • la differenza d’imposta;
  • gli interessi maturati;
  • la sanzione ridotta in base al momento della regolarizzazione.

La possibilità e il costo del ravvedimento dipendono però dal tipo di errore, dal tempo trascorso e dagli eventuali atti già ricevuti.

Non bisogna confondere:

  • un semplice errore di calcolo dell’imposta;
  • l’omessa indicazione di un bene;
  • una passività non spettante;
  • una dichiarazione presentata in ritardo;
  • un pagamento insufficiente o tardivo.

Ciascuna violazione può richiedere una dichiarazione sostitutiva o integrativa, codici tributo e sanzioni differenti. È quindi sconsigliabile compilare un F24 di ravvedimento senza aver prima ricostruito la natura precisa dell’errore.

Dichiarazione di successione a imposta zero

Il fatto che l’imposta principale sia pari a zero non significa automaticamente che la dichiarazione non debba essere presentata.

Una successione può avere imposta zero perché:

  • la quota attribuita a ciascun erede resta sotto la franchigia;
  • nell’attivo sono presenti beni esclusi dall’imposta;
  • si applica una specifica esenzione.

La dichiarazione resta comunque generalmente obbligatoria, soprattutto quando sono presenti immobili o diritti reali immobiliari.

L’esonero dalla presentazione è una fattispecie distinta e può operare soltanto quando ricorrono tutte le condizioni previste dalla legge. La soglia della franchigia non deve quindi essere utilizzata come unico criterio.

Per documenti, soggetti obbligati e volture puoi consultare la guida CAF Informa sulla dichiarazione di successione 2026.

Successione con più eredi: il calcolo va separato

Quando i beneficiari sono più di uno, l’imposta non si calcola applicando una sola aliquota all’intero patrimonio.

Per ciascun erede occorre verificare:

  • quota attribuita;
  • rapporto di parentela con il defunto;
  • franchigia personale;
  • aliquota applicabile;
  • eventuale disabilità grave;
  • beni o legati attribuiti individualmente.

Esempio

Un patrimonio netto di 1.200.000 euro viene diviso in parti uguali tra una figlia e un fratello del defunto:

  • la figlia riceve 600.000 euro e resta sotto la franchigia di un milione;
  • il fratello riceve 600.000 euro, sottrae la propria franchigia di 100.000 euro e applica il 6% sui restanti 500.000 euro.

La figlia non paga imposta principale sulla propria quota, mentre il fratello paga:

500.000 × 6% = 30.000 euro

Applicare la franchigia della figlia anche al fratello produrrebbe un’autoliquidazione errata.

I casi in cui l’autoliquidazione è più complessa

Il calcolo richiede particolare attenzione quando la successione comprende:

  • più eredi con rapporti di parentela differenti;
  • beni immobili di categorie catastali diverse;
  • immobili per i quali viene richiesta l’agevolazione prima casa;
  • quote di società o aziende;
  • titoli non quotati;
  • crediti verso terzi;
  • beni situati all’estero;
  • trust o vincoli di destinazione;
  • debiti del defunto non immediatamente documentabili;
  • donazioni precedenti o dichiarazioni integrative.

In queste situazioni il problema non è soltanto individuare l’aliquota, ma determinare correttamente il valore imponibile e attribuirlo al beneficiario giusto.

Autoliquidazione imposta di successione 2026: checklist

  1. Controlla la data di apertura della successione per individuare il regime applicabile.
  2. Raccogli la documentazione completa su beni, debiti, eredi e legatari.
  3. Determina l’attivo ereditario senza confondere rendita, valore catastale e valore commerciale.
  4. Verifica quali passività possono essere dedotte.
  5. Calcola separatamente la quota netta di ciascun beneficiario.
  6. Applica la franchigia e l’aliquota corrette per ogni erede.
  7. Distingui l’imposta principale dalle imposte collegate agli immobili.
  8. Controlla il termine dei 12 mesi per la dichiarazione.
  9. Calcola i successivi 90 giorni per il pagamento dell’imposta principale.
  10. Se scegli la rateazione, indicala nella dichiarazione e versa almeno il 20%.
  11. Utilizza il codice tributo 1539 e compila correttamente i dati della rata.
  12. Conserva prospetti, visure, estratti conto e documenti utilizzati nel calcolo.

Dove chiedere assistenza

L’autoliquidazione può essere gestita direttamente attraverso i servizi telematici, ma una pratica con immobili, partecipazioni, più eredi o passività complesse richiede verifiche tecniche.

Gli sportelli CAF possono assistere nella raccolta dei documenti, nella compilazione della dichiarazione, nel calcolo dell’imposta e nella trasmissione telematica.

Prima dell’appuntamento è utile preparare:

  • certificato o autocertificazione del decesso;
  • documenti e codici fiscali di defunto ed eredi;
  • atti di provenienza e visure catastali;
  • estratti conto e certificazioni bancarie alla data del decesso;
  • documentazione su titoli e partecipazioni;
  • eventuali debiti e spese deducibili;
  • testamento, rinunce o verbali notarili;
  • documentazione relativa alla disabilità o alle agevolazioni richieste.

FAQ — Autoliquidazione imposta di successione 2026

Domande frequenti su calcolo, pagamento e controlli

Da quando si applica l’autoliquidazione dell’imposta di successione?
Si applica alle successioni aperte dal 1° gennaio 2025. Per individuare il regime conta la data del decesso, non l’anno in cui viene presentata la dichiarazione.

Entro quando deve essere pagata l’imposta autoliquidata?
Il pagamento deve essere effettuato entro 90 giorni dal termine ordinario previsto per presentare la dichiarazione di successione. L’invio anticipato della dichiarazione non anticipa obbligatoriamente questa scadenza.

Quale codice tributo si usa?
Per l’imposta di successione autoliquidata si utilizza il codice tributo 1539 nel modello F24.

L’imposta può essere rateizzata?
Sì, se l’importo non è inferiore a 1.000 euro. Entro la scadenza deve essere versato almeno il 20%; il residuo viene pagato in otto rate trimestrali o, per importi superiori a 20.000 euro, fino a dodici rate trimestrali.

La dichiarazione va presentata anche se l’imposta è zero?
In linea generale sì. L’assenza di imposta dovuta, per esempio perché la quota resta sotto la franchigia, non equivale automaticamente a un esonero dalla dichiarazione.

Cosa succede se l’Agenzia trova un errore di calcolo?
L’Agenzia può notificare un avviso di liquidazione con la maggiore imposta, gli interessi e la sanzione applicabile. Per il controllo dell’autoliquidazione l’avviso deve essere notificato entro due anni dalla presentazione della dichiarazione.

Quanto tempo c’è per pagare l’avviso di liquidazione?
L’importo richiesto a seguito del controllo dell’autoliquidazione deve essere pagato entro 60 giorni dalla notifica dell’avviso, salvo impugnazione o altre procedure applicabili.

Si può correggere spontaneamente un pagamento insufficiente?
Può essere possibile utilizzare il ravvedimento operoso, ma la procedura dipende dal tipo di violazione, dal tempo trascorso e dagli eventuali atti già ricevuti. Prima di versare è necessario distinguere tra errore di calcolo, dichiarazione incompleta e pagamento tardivo.

La franchigia si applica all’intero patrimonio?
No. La franchigia si applica individualmente alla quota o al legato ricevuto da ciascun beneficiario, in base al rapporto di parentela con il defunto.

Oltre all’imposta di successione si pagano altri tributi?
Sì, quando sono presenti immobili possono essere dovute anche imposte ipotecarie e catastali, imposta di bollo e tasse per i servizi ipotecari. Questi importi seguono regole e scadenze distinte dall’imposta principale.