Il 730 taglia gli sconti fiscali: ​via alla stretta sulle detrazioni

Un’incognita da 900 milioni di euro che potrebbe pesare come un macigno sul portafoglio dei contribuenti italiani. Nella prossima dichiarazione dei redditi 2021 (anno di imposta 2020), alla voce del 730 riguardante gli sconti fiscali gli italiani potrebbero ricedere davvero una brutta notizia dai Caf o dai propri commercialisti.

Il problema sta nelle detrazioni al 19% riguardante tutte quelle spese – previste in sede di dichiarazione – verso cui sarebbe scattala lo sconto ma solo se effettuati con strumenti tracciabili come moneta elettronica, bonifici e assegni ma non è per nulla scontato che nell’anno passato – con la pandemia in pieno stato emergenziale e gli italiani che risentivano pesantemente degli effetti economici che il Covid stava avendo sul Paese – i contribuenti si siano ricordati che si avrebbe avuto diritto ad ottenere lo sconto sul 730 in dichiarazione, per spese come la palestra dei figli o il veterinario, solo se ci si fosse ricordati di pagare attraverso mezzi tracciabili, secondo quanto previsto dalla norma entrata in vigore il 1° gennaio 2020 con l’obiettivo di ridurre il costo delle spese fiscali per l’Erario.

E così la voce non splittata sulla dichiarazione 730 potrebbe significare 900 milioni in medo di sconti fiscali complessivi, con il rischio che a pagare di più su tagli degli sconti fiscali, con i conseguenti minori rimborsi, potrebbero essere le fasce socialmente deboli.

Secondo quanto previsto dai commi 679 e 680 della legge di Bilancio 2020, vi è l’obbligo di pagare con strumenti tracciabili buona parte delle spese verso cui è possibile richiedere la detrazione al 19% previste dall’articolo 15 del Testo unico sulle imposte sui redditi (Tuir).

Tra queste spese detraibili nel 730, sono comprese quelle per istruzione, spese per intermediazione, per attività sportive per ragazzi, spese immobiliari, spese funebri, per l’assistenza personale, quelle sostenute da studenti universitari fuori sede, le spese per i canoni di locazione, assicurazioni sulla vita e contro gli infortuni, le erogazioni liberali, spese veterinarie, per l’acquisto di abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale; unica eccezione le spese per l’acquisto di medicinali che danno comunque diritto alla detrazione insieme a quelle sanitarie purché le prestazioni vengano effettuate presso strutture pubbliche o strutture private accreditate al Servizio sanitario nazionale.

E così durante la prossima dichiarazione 730, secondo il nuovo calendario fiscale, potrebbero esserci delle brutte sorprese. La quesitone agita e non poco i Caf, soprattutto quelli legati alle sigle sindacali, che potrebbero iniziare a fare pressing sul governo e sul ministro dell’Economia Daniele Franco affinché slitti, almeno fino alla fine della pandemia, questa norma e il momento sembra propizio considerando che, come ricordato in un articolo del IlSole24Ore, nelle prossime ore la Consulta invierà una lettera al ministro dell’Economia, Daniele Franco, per aprire il dossier costringendo via XX settembre ad occuparsi di una questione assai spinosa.

Autore: Stefano Damiano
Fonte: Ilgiornale.it

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