Il piano del Mef: no aumento Iva e accise, sì a diminuzione pressione fiscale

L’emergenza Coronavirus ha spinto lo Stato ad intervenire con aiuti economici, sussidi e ammortizzatori sociali che – inevitabilmente – comporteranno un enorme impiego del denaro pubblico. Dopo l’approvazione del Def, in vista della prossima Legge di Bilancio, molti sono quelli che oggi si chiedono su quali entrate il Governo si affiderà per controbilanciare le ingenti uscite. Sull’argomento, proprio recentemente, è allora intervenuto Gualtieri, facendo luce sul piano del Mef pensato per affrontare la crisi.

Il Fondo Monetario Internazionale ci ha fatto sapere qualche settimana fa che l’Italia, dopo il Coronavirus, si ritroverà ad affrontare una delle crisi peggiori dopo quella del ’29. Per lo Stato, che già economicamente non navigava in buone acque, non sarà facile quindi affrontare il post-pandemia.

Ottimista e con le idee chiare, tuttavia, sembra essere il Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, che, in risposta a quelli preoccupati del possibile aumento della pressione fiscale, ha enunciato quelli che sono i piani del Mef una volta rientrata l’emergenza sanitaria. Ascoltato dalle commissioni Bilancio di Senato e Camera, il Ministro Gualtieri ha presentato da parte del Governo la richiesta di essere autorizzati ad intervenire per evitare l’aumento di Iva e accise anche per gli anni a venire.

I chiarimenti sul Def, nello specifico, sono stati accompagnati da una particolare richiesta: quella di intervenire su Iva e accise tramite “un’operazione di pulizia di bilancio” che aumenti credibilità e trasparenza dell’azione pubblica, in modo tale da assicurare anche un calo della pressione fiscale pari all’1,1% del Pil nazionale.

Tale diminuzione, ha spiegato il Ministro, garantirebbe maggiori margini alla politica economica, così da spianare la strada ad una politica fiscale “espansiva” per un congruo periodo di tempo, ma sempre senza minare i conti pubblici.

Certo è che, ad oggi, il piano del Mef disegnato dal Ministro Gualtieri è destinato a rimanere più un obiettivo che si vuole raggiungere che un traguardo concreto. Dalle parole, infatti, bisognerà passare ai fatti, mentre in mezzo c’è il bilancio, il deficit, l’Europa e gli impegni presi (ieri, oggi e domani) con Bruxelles.

Fonte: Quifinanza.it

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