Social, il fisco lancia un algoritmo antievasione

Un algoritmo intelligente elaborerà indizi di frode fiscale analizzando i post dei contribuenti sui social network. Lo strumento messo a punto dall’amministrazione finanziaria francese sarà un mezzo per profilare gli individui e verificare l’idoneità delle dichiarazioni dei redditi. Sistema molto diverso da quello utilizzato dalla Guardia di finanza italiana sui dati online.

Il caso italiano…
In Italia, i dati disponibili su Facebook o altri siti possono essere utilizzati come fonte di innesco per eventuali indagini. L’agenzia delle entrate aveva dato la possibilità di utilizzare i dati di Facebook nel 2016, attraverso la circolare n. 16/E, ma l’ipotesi si inseriva in un contesto più ampio, quello delle cosiddette fonti aperte. Il direttore dell’agenzia, Rossella Orlandi, invitava allora a procedere con specifiche analisi di rischio, puntando a un miglioramento qualitativo nel contrasto all’evasione. «Dal punto di vista operativo», sottolineava la circolare dell’amministrazione finanziaria, «alle notizie ricavabili dalle banche dati, si aggiungono quelle che pervengono da altre fonti, ivi incluse le fonti aperte, per cui lo scenario informativo è ampio e variegato». In altre parole, occhi del fisco puntati su Facebook, Twitter, Instagram e tutti i canali di reperimento di informazioni come siti e giornali.

…e quello francese
Diverso è il socialometro transalpino, lo strumento che misura il reddito di un contribuente attraverso l’utilizzo dei dati estrapolati dai social network. Una risorsa all’avanguardia che in maniera sistematica estrae i dati disponibili sulle piattaforme web per scovare indizi di evasione e verificare l’idoneità delle dichiarazioni dei redditi presente dai contribuenti, ma anche per scovare coloro che in maniera fittizia trasferiscono la propria residenza fiscale al di fuori del paese. La disciplina è contenuta in un decreto, pubblicato il 13 febbraio 2021, il quale specifica i termini di applicazione dell’articolo 154 della legge finanziaria 2020, che istituisce un sistema di monitoraggio dei social network da parte dell’amministrazione fiscale. Approccio mirato, in cui «l’amministrazione può raccogliere e utilizzare, mediante elaborazioni informatizzate ed automatizzate, i contenuti liberamente accessibili sui siti web degli operatori di piattaforme online chiaramente resi pubblici dagli utenti», cita l’articolo 154 in esame. «Questi dati possono essere opposti solo nel quadro di una procedura di controllo».

L’esperimento ha una durata triennale con una valutazione in corso e alla fine dell’operazione. L’art. 3 del decreto definisce la fase di apprendimento e progettazione: a) sviluppo di strumenti che consentono la raccolta e l’elaborazione automatizzata dei contenuti e la loro pulizia dopo la raccolta; b) modellizzazione e identificazione delle caratteristiche dei comportamenti idonei a rivelare la commissione dei reati e l’individuazione di indicatori e criteri di rilevanza; c) sviluppo di capacità di analisi dei dati e la creazione di sistemi di cross-referencing con banche dati di località geografiche e motori di ricerca specializzati nell’identificazione di località corrispondenti a immagini, al fine di identificare indicatori di località geografiche. Da qui si passa alla fase operativa che si sviluppa nella: a) raccolta e selezione dei dati rilevanti; b) il trasferimento dei dati per analisi; c) la trasmissione dei dati. In base all’art. 6 del provvedimento, l’amministrazione fiscale raccoglie: a) dati identificativi; b) dati suscettibili di caratterizzare determinate attività professionali. L’art. 8, definisce invece i dati identificativi: stato civile, identificativo del profilo, pseudonimo, indirizzo, numero di telefono, indirizzo e-mail, link ad altre pagine personali eventualmente collegate all’utente.

Fonte: Italiaoggi.it
Autore: Matteo Rizzi

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