Acconto IRPEF 2026: scadenza del 30 giugno, calcolo e metodi di pagamento
IRPEF - 22 Giu 2026
Aggiornato al 29/09/2026
ℹ️ In breve: chi ha presentato il modello 730/2026 con un sostituto d’imposta può ancora intervenire sul secondo o unico acconto IRPEF 2026 che sarà trattenuto a novembre. Se prevede di dover pagare meno imposte rispetto a quanto calcolato nel 730, può chiedere di ridurre l’acconto o di non effettuare la trattenuta. Il calendario ufficiale della dichiarazione precompilata indica come termine operativo lunedì 12 ottobre 2026. Attenzione però ai pensionati: l’INPS, nella comunicazione sul cedolino di ottobre, indica espressamente il 10 ottobre per trasmettere la richiesta all’Istituto.
La scelta non comporta uno sconto automatico sulle imposte: il contribuente determina sotto la propria responsabilità l’importo che ritiene effettivamente dovuto. Se la previsione risulta troppo bassa, la differenza potrà essere recuperata successivamente con sanzioni e interessi.
Acconto IRPEF 2026: cosa cambia a ottobre
Il modello 730/2026 determina non soltanto il saldo delle imposte sui redditi del 2025, ma anche gli eventuali acconti dovuti per il 2026. Per lavoratori dipendenti e pensionati con sostituto d’imposta, questi importi vengono normalmente trattenuti direttamente dalla busta paga o dal cedolino pensione.
La seconda o unica rata dell’acconto viene trattenuta nel mese di novembre. Prima che ciò avvenga, il contribuente può comunicare al proprio sostituto d’imposta che ritiene di dover versare un importo inferiore oppure di non dover versare alcun secondo acconto.
L’Agenzia delle Entrate, nel calendario della dichiarazione precompilata 2026, indica il 12 ottobre 2026 come ultimo giorno utile per comunicare al sostituto di non voler effettuare il secondo o unico acconto IRPEF o di volerlo effettuare in misura inferiore.
Perché la scadenza è il 12 ottobre 2026
La normativa prevede ordinariamente la comunicazione al sostituto entro il 10 ottobre. Nel 2026, però, il 10 ottobre cade di sabato: nel calendario operativo della dichiarazione precompilata l’Agenzia delle Entrate riporta quindi come scadenza lunedì 12 ottobre 2026.
Chi deve inviare la comunicazione a un datore di lavoro farebbe comunque bene a non aspettare l’ultimo giorno e a verificare in anticipo eventuali procedure o scadenze interne dell’ufficio paghe.
Chi può chiedere la riduzione del secondo acconto IRPEF
La possibilità riguarda i contribuenti che hanno presentato il modello 730/2026 e per i quali il prospetto di liquidazione prevede un secondo o unico acconto da trattenere.
In particolare, può riguardare:
- lavoratori dipendenti con il datore di lavoro indicato come sostituto d’imposta;
- pensionati con l’INPS o un altro ente pensionistico come sostituto;
- altri contribuenti per i quali il risultato contabile del modello 730 viene gestito da un sostituto d’imposta.
Non si tratta di una riduzione concessa automaticamente dall’Agenzia delle Entrate. È il contribuente a valutare se l’acconto calcolato nel 730 sia ancora coerente con la propria situazione fiscale prevista per il 2026.
Quando si può ridurre o azzerare l’acconto
La riduzione può essere valutata quando si prevede che l’imposta effettivamente dovuta per il 2026 sarà inferiore rispetto a quella utilizzata per determinare gli acconti.
Può accadere, ad esempio, in presenza di:
- redditi 2026 inferiori rispetto a quelli dell’anno precedente;
- cessazione o riduzione di una fonte di reddito;
- redditi straordinari percepiti nel 2025 che non si ripeteranno nel 2026;
- maggiori spese detraibili o deducibili che riducono l’IRPEF prevista;
- altre variazioni della situazione fiscale che determinano un’imposta finale più bassa.
L’Agenzia delle Entrate, nelle istruzioni della dichiarazione precompilata, prevede espressamente la possibilità di indicare acconti inferiori quando il contribuente ritiene di non dover versare oppure di dover versare meno rispetto all’importo calcolato.
Un esempio pratico
Supponiamo che dal prospetto di liquidazione del 730 risulti un secondo acconto IRPEF di 700 euro. Nel corso del 2026 il contribuente ha però avuto una forte riduzione del reddito e, dopo aver ricalcolato l’imposta prevista, stima che siano sufficienti 300 euro.
In questo caso può chiedere al sostituto di effettuare una trattenuta di 300 euro anziché 700. Se dalla previsione emerge invece che nessun acconto è dovuto, può chiedere di non effettuare la trattenuta.
L’importo non dovrebbe essere deciso semplicemente in base alla disponibilità economica del momento: serve una stima attendibile dell’IRPEF dovuta per il 2026.
Come chiedere la riduzione al datore di lavoro
Chi ha indicato il proprio datore di lavoro come sostituto d’imposta deve comunicare la volontà di ridurre o annullare la seconda o unica rata di acconto.
La comunicazione deve indicare chiaramente se si chiede l’annullamento completo della trattenuta oppure, in caso di riduzione, quale importo si ritiene ancora dovuto.
Le modalità pratiche possono cambiare da azienda ad azienda: alcune amministrazioni utilizzano moduli interni, altre richiedono una comunicazione all’ufficio personale o paghe. È quindi opportuno verificare subito la procedura prevista dal proprio datore di lavoro e conservare copia della richiesta inviata.
Pensionati INPS: attenzione alla scadenza del 10 ottobre
Per i pensionati che hanno indicato l’INPS come sostituto d’imposta c’è una precisazione importante. Nel messaggio dedicato al cedolino pensione di ottobre 2026, l’Istituto ricorda che il contribuente può chiedere entro il 10 ottobre, sotto la propria responsabilità, la riduzione o l’annullamento della seconda o unica rata di acconto IRPEF e/o della cedolare secca.
Per chi ha l’INPS come sostituto è quindi prudente fare riferimento alla scadenza specifica del 10 ottobre indicata dall’Istituto, senza attendere il 12 ottobre previsto dal calendario generale dell’Agenzia delle Entrate.
La richiesta può essere trasmessa online accedendo al servizio INPS “Assistenza fiscale (730/4): servizi al cittadino” con SPID, CIE, CNS o altra identità digitale ammessa dall’Istituto.
La richiesta può riguardare anche la cedolare secca
La possibilità non riguarda soltanto l’IRPEF. Se nel modello 730 è presente anche un secondo o unico acconto della cedolare secca, il contribuente può chiedere che venga ridotto o annullato quando ritiene che l’importo effettivamente dovuto sarà inferiore.
Per approfondire aliquote, calcolo e acconti puoi consultare la guida di CAF Informa sulla cedolare secca 2026.
Ridurre l’acconto non significa cancellare l’imposta
Questo è l’aspetto da valutare con maggiore attenzione. La richiesta al sostituto modifica soltanto la somma che viene anticipata nel 2026: non modifica l’imposta che risulterà realmente dovuta sulla base dei redditi e degli oneri effettivi dell’anno.
Se il contribuente riduce troppo l’acconto e dalla dichiarazione successiva emerge che avrebbe dovuto versare una somma maggiore, potrà essere tenuto a pagare la differenza con le relative conseguenze previste per un acconto insufficiente.
Per questo il metodo previsionale va utilizzato sulla base di dati concreti: redditi già percepiti, redditi attesi fino a dicembre, ritenute operate, detrazioni, deduzioni e altre componenti che incidono sull’IRPEF.
730 senza sostituto: cosa cambia
La scadenza del 12 ottobre riguarda la comunicazione effettuata a un sostituto d’imposta. Chi ha presentato il 730 senza sostituto non ha invece un datore di lavoro o un ente pensionistico che effettua materialmente la trattenuta.
Nel 730 senza sostituto, gli eventuali importi a debito sono gestiti tramite le modalità di pagamento previste dall’Agenzia delle Entrate, anche mediante modello F24. Non occorre quindi inviare la stessa comunicazione prevista per chi ha un sostituto.
Acconto IRPEF con modello Redditi: il 12 ottobre non è la scadenza per l’F24
È importante non confondere la richiesta legata al modello 730 con i versamenti effettuati autonomamente dai contribuenti che utilizzano il modello Redditi PF.
Per chi versa l’acconto direttamente con modello F24, la seconda o unica rata segue il proprio calendario di versamento e non viene annullata attraverso una comunicazione al datore di lavoro. Per approfondire puoi consultare la guida al modello Redditi PF 2026.
Cosa controllare prima di chiedere la riduzione
- Il prospetto di liquidazione 730-3: verifica se è indicata una seconda o unica rata di acconto e il relativo importo.
- I redditi effettivi del 2026: confrontali con quelli che hanno determinato l’acconto.
- Le ritenute già subite: controlla quanta IRPEF è già stata trattenuta nel corso dell’anno.
- Detrazioni e deduzioni: considera soltanto quelle che potranno essere effettivamente utilizzate e documentate.
- Il soggetto che effettua il conguaglio: verifica se il sostituto è il datore di lavoro, l’INPS o un altro ente.
- La modalità di comunicazione: non aspettare gli ultimi giorni per chiedere all’ufficio paghe o all’ente pensionistico come trasmettere la richiesta.
Scadenza acconto IRPEF 2026: cosa fare adesso
Chi vede nel 730 una seconda o unica rata di acconto IRPEF dovrebbe quindi controllare subito se l’importo è ancora coerente con la propria situazione fiscale.
Per la generalità dei contribuenti con sostituto, il calendario della precompilata dell’Agenzia delle Entrate indica come ultimo giorno utile il 12 ottobre 2026. Per i pensionati con INPS come sostituto, invece, l’Istituto ha indicato nella propria comunicazione ufficiale il 10 ottobre 2026.
Se si pensa di ridurre o azzerare l’acconto, è consigliabile effettuare prima una simulazione dell’IRPEF 2026. In presenza di più redditi, immobili locati, variazioni lavorative o numerose detrazioni, una previsione errata può trasformare il vantaggio immediato di una trattenuta più bassa in un debito fiscale successivo.
FAQ sulla riduzione dell’acconto IRPEF 2026
Quando scade la richiesta per ridurre il secondo acconto IRPEF?
Il calendario ufficiale della dichiarazione precompilata indica lunedì 12 ottobre 2026 come ultimo giorno utile per comunicare al sostituto d’imposta di non effettuare il secondo o unico acconto IRPEF o di effettuarlo in misura inferiore.
Per i pensionati INPS vale sempre il 12 ottobre?
L’INPS ha indicato nella comunicazione sul cedolino di ottobre 2026 il termine del 10 ottobre per chiedere all’Istituto la riduzione o l’annullamento della seconda o unica rata. Chi ha INPS come sostituto dovrebbe quindi rispettare questa scadenza specifica.
Posso azzerare completamente il secondo acconto?
Sì, se sulla base della situazione fiscale prevista per il 2026 ritieni che quell’acconto non sia dovuto. La scelta viene però effettuata sotto la responsabilità del contribuente.
Posso chiedere soltanto una riduzione?
Sì. È possibile indicare un importo inferiore rispetto a quello risultante dal prospetto di liquidazione senza necessariamente azzerare tutta la rata.
Quando viene trattenuto il secondo acconto del 730?
La seconda o unica rata viene normalmente trattenuta dal sostituto sulla retribuzione o sulla pensione relativa al mese di novembre.
La richiesta vale anche per la cedolare secca?
Sì. La riduzione o l’annullamento può riguardare anche la seconda o unica rata dell’acconto della cedolare secca risultante dal modello 730.
Ho presentato il 730 senza sostituto: devo scrivere al datore di lavoro?
No. Se il 730 è stato presentato senza sostituto, gli eventuali debiti fiscali vengono gestiti attraverso le modalità di pagamento previste dall’Agenzia delle Entrate e non tramite una trattenuta del datore di lavoro.