Partita IVA inattiva, chiusura d’ufficio: 60 giorni per opporsi e riattivazione
Fisco - 13 Ott 2026
Pubblicato il 13/10/2026
ℹ️ In breve: dal provvedimento del 12 ottobre 2026 l’Agenzia delle Entrate individua la partita IVA inattiva anche da fatture elettroniche, corrispettivi e versamenti. L’avviso arriva al domicilio digitale o per raccomandata: entro 60 giorni ci si può opporre in un ufficio; dopo, si può chiedere la riattivazione.
Una partita IVA inattiva, cioè senza attività nelle tre annualità precedenti secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate, viene chiusa d’ufficio, ma prima arriva una comunicazione e il titolare ha 60 giorni per opporsi. Lo prevede il provvedimento del direttore dell’Agenzia del 12 ottobre 2026 (prot. 277710/2026), che aggiorna le regole fissate nel 2019.
Tra le novità, i controlli usano anche i dati delle fatture elettroniche, dei corrispettivi telematici e dei versamenti. L’avviso arriva prima di tutto al domicilio digitale. E chi si accorge tardi della chiusura può chiedere di riattivare la partita IVA, con effetto dalla data di apertura originaria. Lo riassume anche FiscoOggi, la rivista dell’Agenzia.
Partita IVA inattiva: cosa cambia con il provvedimento del 12 ottobre 2026
La regola di fondo resta quella dell’articolo 35, comma 15-quinquies, del decreto IVA (DPR 633/1972). L’Agenzia chiude d’ufficio le partite IVA di chi, in base ai dati in suo possesso, non ha esercitato attività d’impresa, artistica o professionale nelle tre annualità precedenti. Restano salvi i poteri di controllo e accertamento.
Cambia il modo in cui l’Agenzia trova le posizioni da chiudere. Nel 2019, come spiegava FiscoOggi, il controllo guardava soprattutto a chi non aveva presentato, se dovuta, la dichiarazione IVA o quella dei redditi d’impresa o di lavoro autonomo. Ora i riscontri automatizzati usano tutte le informazioni dell’Anagrafe tributaria, comprese fatture elettroniche, corrispettivi telematici e versamenti effettuati con la riscossione spontanea.
| Aspetto | Provvedimento 2019 | Dal 12 ottobre 2026 |
|---|---|---|
| Dati usati | Anagrafe tributaria (dichiarazioni IVA e dei redditi) | Anagrafe tributaria, comprese fatture elettroniche, corrispettivi telematici e versamenti spontanei |
| Avviso | Raccomandata A/R | Domicilio digitale; se manca, raccomandata A/R. Copia nel Cassetto fiscale |
| Opposizione | Entro 60 giorni in un ufficio territoriale | Entro 60 giorni in un ufficio territoriale |
| Dopo la chiusura | Riattivazione prevista per il codice fiscale estinto dei soggetti diversi dalle persone fisiche | Richiesta motivata di riattivazione della partita IVA, con effetto dalla data di apertura originaria |
Il provvedimento aggiunge una garanzia: i riscontri automatizzati non portano a decisioni basate unicamente su di essi. Il provvedimento non indica soglie minime di fatturato o di incassi per essere considerati attivi.
Come arriva la comunicazione di chiusura della partita IVA
Prima di chiudere, l’Agenzia invia una comunicazione preventiva. Va al domicilio digitale del titolare previsto dall’articolo 60-ter del DPR 600/1973. Se il titolare non ce l’ha, va al domicilio digitale del rappresentante. Se mancano entrambi, arriva una raccomandata con avviso di ricevimento al domicilio fiscale registrato in Anagrafe tributaria.
La stessa comunicazione si legge nel Cassetto fiscale, nella sezione “L’Agenzia scrive”. L’Agenzia segnala che il documento è disponibile con un avviso nell’area riservata e, per le persone fisiche, con un messaggio sull’App IO, come indicano il testo coordinato del provvedimento e FiscoOggi. Chi ha una partita IVA ferma da anni fa bene a controllare l’area riservata e la casella del domicilio digitale.
Per società ed enti la conseguenza può essere più ampia. Se dall’Anagrafe tributaria non emergono elementi che fanno supporre l’operatività, insieme alla partita IVA viene estinto anche il codice fiscale.
Entro quanto ci si può opporre e quando scatta la chiusura
La chiusura è effettuata “a decorrere dal sessantesimo giorno successivo al ricevimento della comunicazione”. Se la consegna non è possibile, il provvedimento fa riferimento alla “data di messa a disposizione” della comunicazione nell’area riservata. FiscoOggi la legge così: la chiusura scatta dal sessantesimo giorno dalla messa a disposizione.
Entro 60 giorni dalla ricezione, chi non ritiene legittima la chiusura può rivolgersi a qualsiasi ufficio territoriale dell’Agenzia. Lì fornisce i chiarimenti sulla propria posizione di soggetto attivo ai fini IVA. Per società ed enti l’opposizione può riguardare anche l’estinzione del codice fiscale. Il provvedimento non prevede un modulo dedicato né un canale telematico: parla di rivolgersi a un ufficio.
Esempio (nostro calcolo, sul termine del provvedimento). Un professionista riceve la comunicazione via PEC venerdì 16 ottobre 2026. Contando 60 giorni si arriva a martedì 15 dicembre 2026. Il provvedimento non spiega come si conta il termine, quindi conviene presentarsi all’ufficio con i documenti ben prima, nelle prime settimane.
Cosa portare dipende dalla propria situazione. Il provvedimento parla di “argomentazioni” e di “eventuale documentazione”: fatture emesse, contratti, incassi e versamenti sono gli elementi che dimostrano un’attività che i dati non hanno intercettato.
Partita IVA già chiusa d’ufficio: come chiedere la riattivazione
Questa è la novità più utile per chi non ha visto in tempo la comunicazione. Passati i 60 giorni, chi ritiene illegittima la chiusura può rivolgersi a qualsiasi ufficio territoriale e chiedere “motivatamente” la riattivazione della partita IVA. Società ed enti possono chiedere anche la riattivazione del codice fiscale estinto.
L’ufficio verifica argomentazioni e documenti e “può” riattivare la posizione: non è un diritto automatico. Se la riattivazione viene concessa, ha effetto dalla data originaria di apertura della partita IVA, “senza soluzione di continuità”. Per il codice fiscale vale la data originaria di attribuzione.
La continuità conta per chi usa la partita IVA come requisito. Un esempio è l’ISCRO, l’indennità INPS per i professionisti iscritti alla Gestione separata: tra gli altri requisiti, serve una partita IVA attiva da almeno tre anni alla data della domanda, per l’attività che ha dato titolo all’iscrizione. La legge prevede che la cessazione della partita IVA durante l’erogazione determini l’immediata cessazione dell’ISCRO. Le fonti INPS consultate non dicono cosa succede all’ISCRO se la partita IVA viene poi riattivata.
Chiusura per inattività e chiusura dopo i controlli: la distinzione che conta
Il decreto IVA prevede anche un’altra chiusura, che spesso si confonde con questa. Il comma 15-bis.1 dell’articolo 35 riguarda le partite IVA di nuova attribuzione: dopo un’analisi del rischio, l’ufficio può invitare il titolare a comparire di persona. Se non si presenta, o se i documenti non superano i controlli, l’ufficio dispone la cessazione.
Dopo le cessazioni dei commi 15-bis e 15-bis.1 la legge chiede, per riaprire, una polizza fideiussoria o una fideiussione bancaria per tre anni e di almeno 50.000 euro (comma 15-bis.2). Gli stessi effetti valgono, per il comma 15-bis.3, per chi ha comunicato la cessazione nei dodici mesi precedenti se l’ufficio notifica un provvedimento che accerta i presupposti di quelle cessazioni. Né il comma 15-bis.2 né il 15-bis.3 richiamano la chiusura per inattività del comma 15-quinquies.
Chi ha davvero smesso di lavorare non deve aspettare l’Agenzia. Il comma 3 dell’articolo 35 chiede di presentare la dichiarazione di cessazione entro 30 giorni dalla fine dell’attività. La chiusura d’ufficio riguarda chi non l’ha presentata.
Cosa fare se arriva la comunicazione
- Leggere la comunicazione nel Cassetto fiscale, sezione “L’Agenzia scrive”, e annotare la data di ricezione.
- Capire se l’attività c’è ancora. Se è finita davvero, la chiusura è la conseguenza prevista dalla legge.
- Se l’attività c’è, raccogliere fatture, contratti, incassi e F24 degli ultimi tre anni.
- Rivolgersi a un ufficio territoriale dell’Agenzia entro 60 giorni dalla ricezione, con i documenti.
- Se la partita IVA è già stata chiusa, presentare all’ufficio una richiesta motivata di riattivazione.
Per chi tiene aperta la partita IVA, le scadenze dell’anno sono nel calendario fiscale di ottobre 2026, nella guida al modello Redditi PF 2026 per le partite IVA e in quella sulla scadenza della dichiarazione dei redditi 2026.
FAQ — partita IVA inattiva e chiusura d’ufficio
Domande frequenti sulla partita IVA inattiva
Quando una partita IVA è considerata inattiva?
Quando, in base ai dati dell’Agenzia delle Entrate, il titolare non ha esercitato attività d’impresa, artistica o professionale nelle tre annualità precedenti. Dal provvedimento del 12 ottobre 2026 i controlli usano anche fatture elettroniche, corrispettivi telematici e versamenti spontanei.
Come si viene avvisati della chiusura d’ufficio?
Con una comunicazione preventiva al domicilio digitale o, se manca, a quello del rappresentante; senza domicili digitali, con raccomandata A/R. La comunicazione è anche nel Cassetto fiscale, sezione “L’Agenzia scrive”, e per le persone fisiche è segnalata sull’App IO.
Quanto tempo c’è per opporsi?
60 giorni dalla ricezione della comunicazione; se la consegna non è possibile, il provvedimento fa riferimento alla messa a disposizione nell’area riservata. Entro questo termine ci si rivolge a qualsiasi ufficio territoriale dell’Agenzia per dimostrare di essere ancora attivi ai fini IVA. La chiusura è effettuata a decorrere dal sessantesimo giorno successivo al ricevimento.
Si può riattivare una partita IVA chiusa d’ufficio?
Sì, con una richiesta motivata a un ufficio territoriale dopo i 60 giorni. L’ufficio verifica e può riattivarla: in quel caso vale dalla data originaria di apertura, senza interruzioni. Non è automatica.
Per riaprire serve la fideiussione da 50.000 euro?
Il decreto IVA la chiede dopo le cessazioni disposte con i controlli dei commi 15-bis e 15-bis.1 dell’articolo 35, anche nel caso del comma 15-bis.3 (cessazione comunicata nei dodici mesi precedenti). Le norme non la richiamano per la chiusura per inattività del comma 15-quinquies.
Cosa succede a società ed enti con la partita IVA inattiva?
Se non emergono elementi di operatività, insieme alla partita IVA viene estinto anche il codice fiscale. L’opposizione entro 60 giorni e la richiesta di riattivazione possono riguardare anche il codice fiscale.
Chi ha smesso di lavorare deve aspettare la chiusura d’ufficio?
No. L’articolo 35 del decreto IVA chiede di presentare la dichiarazione di cessazione entro 30 giorni dalla fine dell’attività. La chiusura d’ufficio riguarda chi non l’ha fatto.